L'acqua cheta

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venerdì, 27 giugno 2008

Amore

- Ciao, sei tu?... – Dice una voce quando rispondo al telefono dell'ufficio. - Sono Emanuele.
Ciao! - Dico felicemente stupita. – Che piacere, come stai?
- Io bene. Tu?
- Bene, grazie. Ma quando torni? – Chiedo sollecitata dall’entusiasmo.
- Hai voglia di vedermi?
- Certo che ne ho...
- Ma esattamente quanta voglia hai di vedermi?
Disorientata dall’impertinenza attendo qualche istante prima di reagire. – Bé, in effetti… Ne ho parecchia. – Sorrido puntando gli occhi verso il basso.
– Pronto... Emanuele?... Pronto?… 
 Ecco fatto, mi dico, la comunicazione si è interrotta. Mortificata premo più volte la linguetta del telefono. – Accidenti! – Impreco ad alta voce.
In quello qualcuno entra nel mio ufficio. - Con chi ce l’hai? – Chiede divertito in tono scherzoso.
- Alzo la testa e per alcuni secondi resto smarrita. Guardo la cornetta e puoi guardo la persona davanti a me. Mi prende un nodo alla gola, improvvisamente mi viene voglia di piangere.
- Non mi saluti? – Continua lui sempre più allegro venendo verso di me.
- Com’è possibile… Emanuele… - Sono sinceramente commossa quando Emo mi stringe e mi saluta.
- Volevo farti una sorpresa.
– Ci sei riuscito… -  Pronuncio appena.
 
Emanuele è raggiante, leggermente abbronzato, sempre col suo ciuffo di capelli dritti.
– Quando sei arrivato? – Chiedo ancora emozionata.
- Questa mattina. – Dice con voce dolce senza smettere di guardarmi. – Il grande capo mi sta aspettando. – Ci vediamo questa sera?
 
 Verso le 20.00 ci incontriamo in una nota sprizzeria. Nel locale c’è tanta gente e musica.
- Carino qui. – Gli dico.
- Una volta ci venivo sempre.
Emo mi racconta un sacco di cose, ridiamo, beviamo. Mentre parla mi perdo nei suoi occhi. Sarà l’estate, penso tra me, forse l’alcol, ma trovo questo ragazzo davvero piacevole, nei modi, nel parlare, in tutto. Sì ma è troppo giovane, mi ammonisco subito. E quante giovani ragazze ci sono qui… Guardando attorno noto che alcune di loro lo fissano interessate.
- Quello cos'è? –  Gli chiedo a un certo punto indicando un libro sopra il tavolo.
- E’ un libro che ho appena letto, vorrei lo leggessi anche tu.
- “Lo Zebra” – Scorro il titolo studiando la curiosa copertina. – Non lo conosco. Di cosa parla?
- E’ un romanzo d’amore e sull’amore. E’ di Alexandre Jardin, lo ha scritto quando aveva poco più di vent’anni. Un libro speciale – mi spiega mentre lo contempla ammirato - Da noi è quasi sconosciuto ma in Francia è un best seller. Devi assolutamente leggerlo.
- A proposito di amore – gli chiedo di punto in bianco - E quella biondina conosciuta ad Amsterdam? Non fare finta di non capire...
Emo mi guarda sospeso ma è chiaro che ha capito.
- Tu che ne sai?
- Avresti dovuto nascondere meglio quegli autoscatti…
- Guarda che non è successo niente. – Con un motto del capo faccio intendere che non ci credo. – Te lo posso giurare se vuoi.
- Lascia stare.
- E tu cosa mi racconti? – Parte lui in contropiede – La tua assistenza a Carlo procede?
- E’ da un po’ che non lo vedo e comunque non credo abbia più bisogno di me. – E forse non ne ha mai avuto, penso amareggiata.
- Quindi non sei… impegnata con lui?
- No – Rispondo di scatto.
- Altri spasimanti?
Faccio di no con la testa. Emo sembra sollevato.
 
Al termine della serata mi ha accompagnata alla macchina tenendomi per mano.
- E’ strano. – Dico guardando i nostri piedi avanzare sul marciapiede.
- Che cosa?
- Così, noi due che camminiamo assieme, solo ieri eri ad Amsterdam. – Lui sorride stringendomi forte la mano.
 
– Sono felice. – Mi dice prima che me ne vada. – Finalmente ora avremo tanto tempo per noi. E stai tranquilla - mi anticipa subito leggendo il mio imbarazzo - Non ho intenzione di forzare le cose, voglio che tu sia convinta che sono la persona giusta.
 
A casa prendo in mano “Lo Zebra” e inizio a sfogliarlo. Il primo capitolo inizia così:
 
Gaspare Silvestri, detto lo Zebra, rifiutava di credere al declino delle passioni. Sentiva di essere nato per amare una donna: la sua.
postato da: cmalox alle ore 18:32 | link | commenti (58)
categorie: dal lunedì al venerdì
mercoledì, 18 giugno 2008

Giulia (gli occhiali sul naso che sfiora la mente)

Giulia porta occhiali con montatura rossa incollati sul naso. La ragazza è un recente acquisto dell’azienda, lavora nel centro di elaborazione dati. Ha il viso rotondo, pieno, con piccole labbra da bambino. Capelli crespi dietro le orecchie, niente trucco. Sembra una persona intelligente.
 
- Scusa Giulia potresti venire un attimo da me? Non mi parte il PC.– Le dico al telefono.
- Per caso hai già provato…
- A riaccenderlo – l’anticipo io – Sì, certo che ho provato e ho anche già controllato che non ci sia nessun CD inserito, tranquilla.
- Ok, vengo subito.
 
Arriva con passo sgraziato su scarpe da tennis, mi saluta poi si avvicina.
- Siediti pure – Le dico lasciandole la mia postazione.
Ha una t-shirt blu aderente che le fa balzare in avanti il seno. I jeans che indossa sono del tutto anonimi, né stretti né larghi, jeans di un blu uniforme.
- Non dirmi che l’hard disc mi ha abbandonata. – Dico dopo qualche minuto che la vedo battere sulla tastiera.
- Eh… Speriamo di no.
Passiamo altri minuti assieme, in silenzio. Avrà poco più di trenta anni rifletto osservandola; quando si accorge che la sto guardando, subito si infiamma in faccia.
– Come ti trovi qui da noi? – Le domando per toglierla dall’imbarazzo.
- Bene bene. – Mi risponde ancora tutta rossa senza staccarsi dallo schermo.
- Non è un ambiente facile… - Di risposta lei mi sorride ma non si esprime. Prudente e riservata, penso tra me.
- Fatto. – Dice poco dopo.
- Grazie. Senza PC non saprei come fare. Quando hai voglia fatti sentire, magari si va a mangiare un boccone assieme. – Le dico per gentilezza.
- Ok – mi fa, sottolineando più volte con la testa il suo sì.
 
Un paio di ore dopo, Giulia mi chiama al numero interno.
- Volevo dirti che se ti va possiamo andare a mangiare assieme anche oggi – c’è titubanza nella sua voce - se non hai impegni eh..  
.
A pranzo assieme, dopo un iniziale disagio, Giulia ha cominciato a parlare e ho scoperto che abbiamo molto in comune.
- Tempo fa mi aveva preso la fissa della letteratura sudamericana - dice guardando in basso - così ho iniziato a leggere Jorge Amado.
- Ma dai.. E’ successa la stessa cosa a me  - la interrompo subito - Manuel Scorza, Marquez…
- Castaneda? – Alza gli occhi con espressione interrogativa.
- Come no! Castaneda mi aveva intrippata un sacco.
Giulia sorride, poi mi versa dell’acqua Non sei sposata – dice guardandomi le dita.
- No, vivo da sola. Anzi no, non proprio sola - preciso io - divido l’appartamento con un merlo indiano e un acquario.
- Anch’io sto da sola, adesso. – Di colpo lei diventa silenziosa e riflessiva.
- Qualcosa non va?
- No no. – Mi fissa seria. – Al contrario. Sei molto simpatica; sei una persona interessante. – Dice arrossendo e facendo vergognare un po' anche me.
- Anche tu lo sei. – Ribatto d'impulso. – Se vuoi qualche sera si può andare al cinema assieme – suggerisco sulla spinta emotiva.
- Magari – risponde lei sgranando gli occhi.
 
Ci scambiamo i numeri di cellulare e poi torniamo al lavoro.
 
La stessa sera ricevo un suo sms.
Grazie X oggi. Era da tanto che non stavo bene. Volevo dirtelo...
postato da: cmalox alle ore 14:01 | link | commenti (32)
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giovedì, 05 giugno 2008

Gelato al cioccolato

Ho smesso di andare a trovare Carlo tutti i giorni.
Adesso ci vado una sola volta la settimana, generalmente nel week end. La strategia ha funzionato, ora mi accoglie con entusiasmo ed è molto più gentile. La sua gamba è notevolmente migliorata, certo non riesce ancora a posare il piede a terra ma ha imparato a muoversi agilmente con le stampelle.
 
Sabato, prima di andare a casa sua, mi fermo all’edicola e acquisto la Gazzetta dello sport.
Suono, lui risponde al citofono poi mi apre. Faccio i gradini in fretta e quando arrivo alla porta lui è lì sull’entrata.
- Ciao. – Gli dico colpendolo sulla testa col giornale prima di allungarglielo.
- Sei un tesoro. – Mi dice con un mezzo sorriso.
 
Chiacchieriamo delle solite cose;  Carlo si è appena fatto la doccia, lo vedo dai capelli ancora bagnati e lo sento dal profumo di sapone che emana; ha indosso una t-shirt bianca e le braghe della tuta.
- Sei abbronzato. – Lo interrompo.
- Prendo il sole sul terrazzo.
- Ti vedo davvero in forma.
- Sì, va meglio, ho anche ricominciato un po’ coi pesi. Se non fosse per questa cazzo di gamba – dice facendo una smorfia. - Oggi mi fa male.
- Non dovresti esagerare coi movimenti, ricordati che hai ancora mezzo chilo di metallo piantato. Forse è meglio se ti stendi.
 
Ci mettiamo tutti e due comodi sul divano a conversare. Oggi Carlo è proprio amabile, penso tra me. A un certo punto lui smette di parlare e mi osserva silenzioso. Infine mi mette la mano sulla nuca tirandomi a sè e mi bacia. Ci baciamo a lungo.
Poi si ferma a guardarmi con espressione maliziosa. – Ci sarebbe del gelato in freezer.
 
Accaldata, emozionata, tutta accesa in faccia apro lo sportello del freezer e una folata di gelo mi investe.
E se poi ti farà soffrire? Perché lo sai vero che lui ti farà soffrire. Rifletto mentre guardo dentro la cella frigorifera.
- Gelato al cioccolato! – Gioisco ad alta voce. Scaccio i pensieri, prendo la vaschetta, un paio di cucchiai e mi avvio spedita verso il divano.
.
- Cosa stai facendo? – Gli chiedo vedendolo armeggiare col cellulare.
- Niente. – Lui lo posa con calma e poi mi abbraccia.
Assaggiamo il gelato, poi con uno scatto improvviso Carlo mi impiastriccia a tradimento la faccia, io allora lo assalgo nello stesso modo. Ridiamo come cretini, ci baciamo, ci lappiamo. In quello il suo cellulare inizia a vibrare.
- Qualcuno ti sta chiamando. Dai, rispondi - Dico raddrizzandomi  e sottraendomi all’euforia.
- Lascia perdere. – Ribatte lui afferrandomi senza smettere con le effusioni.
- Mi stai nascondendo qualcosa?
- Perché?
- Fai tanto il misterioso. Scommetto che è una delle tue amichette.
- Non ti metterai a fare la gelosa proprio adesso.
Mi piego per afferrare il suo telefonino ma lui mi anticipa impedendomi di prenderlo.
- Sono una stupida illusa – Mi alzo e mi sistemo il vestito. – Non cambierai mai. E' meglio che me ne vada. – Lo guardo severa.
- Come vuoi. – Risponde lui con aria di sfida. – Tanto lo sappiamo entrambi che non te ne andrai. Dai, vieni qui.
- Ah sì? - Furiosa frugo dentro la mia borsa in cerca delle chiavi dell’auto, poi senza dire una parola gli volto le spalle e mi avvio verso l’uscita.
- VIENI QUI. – Mi urla con rimprovero.
- Fermami se ci riesci. – Una volta fuori sbatto la porta.
.
Mentre scendo le scale lo sento gridare rabbioso “STRONZA” e altre cose ancora.
postato da: cmalox alle ore 12:57 | link | commenti (28)
categorie: dal lunedì al venerdì
giovedì, 29 maggio 2008

CONvincere

convincereElena non si vede da qualche giorno. - Ha l’influenza. – Mi ha riferito zio fester con fare distaccato.
Ultimamente il pelato è scontroso, parecchio nervoso, facilmente irritabile. Ho deciso di non chiedergli cos’ha.  Anche se basta poca immaginazione per capirlo.
..
All’ora di pranzo, mentre sto per entrare nel solito ristorante self service, lo vedo vicino all’ingresso impegnato in un’animata conversazione telefonica.
Quando, dopo aver pranzato, me ne esco dal locale, lui è ancora lì che cammina sul marciapiede scattando avanti e indietro col cellulare attaccato all’orecchio. Gli faccio un cenno di saluto e mentre sto per dirigermi dalla parte opposta lui mi fa segno di aspettare.
Al termine della telefonata ha la fronte imperlata di sudore ed è tutto rosso in faccia.
- Mi dai un passaggio?
 
In macchina è taciturno e accigliato. A un certo punto inizia a bofonchiare sommessamente. - Elena mi ha detto che tu sai…
Faccio di sì col capo -  Me l’ha detto. – Sottolineo.
Dopo un lungo silenzio zio fester ricomincia a parlare. - E’ tornata dai suoi quella cretina.
- Dev’essere molto confusa.
- Voglio che le parli. – Mi dice serio guardando oltre il tergicristallo. – Chiamala questa sera.
- D’accordo... - Poi mi faccio coraggio e glielo chiedo. - Cosa le devo dire?
Lui mi guarda come se fossi rincitrullita e sbotta - Non lo so! Dille delle cose, convincila…Dille che deve usare la ragione, ecco, dille così, insomma inventati qualcosa ma convincila.
- Ok… - Torno a chiudermi nel mio imbarazzo.  Forse sto davvero rincitrullendo penso tra me.
 
Verso sera chiamo Elena al cellulare. Probabilmente non risponderà, mi dico mentre attendo in linea.
- Pronto?
- Ciao Elena… Disturbo?
- No no..
- Come stai?...
- …E’ stato Vittorio a dirti di chiamarmi?
- Mannò figurati. Allora, come va’, e l’influenza?
- Ma quale influenza… Sto di merda. – Mi fredda lei.- Sono dai miei.
- Mi dispiace… E loro... ne hai già parlato con loro?
- Non ancora. Forse non lo farò mai… - Mi dice con voce tremula.
- Senti… - Le chiedo non sapendo più cosa dire - Vuoi che ci vediamo?
- Adesso?
 
Elena è venuta da me, ha parlato per più di un’ora, si è sfogata, ha detto un sacco di assurdità arrivando a punte di vero delirio poi svuotata e confusa se n’è uscita con un:
– Ma secondo te cosa dovrei fare?
-  Secondo me dovresti affrontare i problemi uno alla volta. Parti dal più importante… Questo bambino, lo vuoi o no? Ascoltati dentro prima di rispondere.
- Sì… e no – Dice dopo averci pensato - Non lo vorrei proprio adesso... E nemmeno vorrei che fosse LUI il padre.
- Devi decidere, sì o no.
- Mettiamo di sì.
- Ok. Secondo passo: ne parli ai tuoi.
- Mio dio…
- Col tempo lo accetteranno, vedrai. Poi risolvi la questione Vittorio.
- Da lui non ci torno.
- Allora per il momento resti dai tuoi; però devi parlarne con lui, digli che affronterete la convivenza più avanti, prendi tempo.
- E chi lo manterrà il bambino?
- Dovrai pensarci tu anche se probabilmente Vittorio ti aiuterà.
- Non ce la farò mai.
- Ce la farai, ce la farai.
- Vorrei essere fiduciosa come te.
- Siamo artefici di buona parte delle cose che ci succedono. Devi solo accettare la tua situazione e ripartire da qui.
Elena si è fatta silenziosa. Riflessiva. – Bella questa cosa che hai detto, che siamo noi gli artefici, che dobbiamo accettare la situazione... – Poi la vedo illuminarsi e guardarmi intensamente. – Ti devo chiedere un favore…
- Se posso… - Le dico non senza timore.
- Parla anche tu con Vittorio, digli che è meglio se sto dai miei, digli che deve accettare la situazione… Convincilo come stai facendo con me.
postato da: cmalox alle ore 18:31 | link | commenti (22)
categorie: dal lunedì al venerdì
venerdì, 23 maggio 2008

Non c'è amore nè coraggio

.
Premessa: “Prima di sparire” di Mauro Covacich è un libro che va letto. Su questo non ho dubbi.
 
In “Prima di sparire”, l’ultimo romanzo, autobiografico, di Mauro Covacich, mi ha colpita l’assenza totale di amore.
 
Covacich scrive bene, lo scrittore è davvero bravo. E’ il Covacich che si legge sempre con piacere sull’Espresso, è l’autore di “Trieste sottosopra”, è il Covacich che spicca fra gli autori de “I nuovi sentimenti”, per intenderci.
 
Come dicevo in questo libro manca l’amore. Mauro, il protagonista, non ama Anna, sua moglie, ma non ama nemmeno Susi, l'amante. Forse è incapace di amare. Oppure in verità sa amare solo se stesso, anche se vorrebbe farci credere il contrario attraverso le punizioni che a più riprese si infligge (si astiene dal cibo, ingurgita quantità esagerate di liquidi, piange).
 
Non c’è amore ma ci sono abbandono e tradimento. E’ l’autore, il protagonista, a tradire e abbandonare, e lo fa di continuo. Di Mauro ne esce un’immagine davvero infelice, di chi sopraffatto dagli eventi non decide e fa soffrire tanto; fa soffrire tutti, Anna, Susi, la famiglia, gli amici.
 
Il protagonista piange, piange spesso nel libro. Ma il suo è un pianto che non spinge a compassione, anzi irrita il lettore. E’ un pianto che ha funzione purificatrice, espiatrice - guarda come soffro – sembra volerci dire Mauro. Questo sentimento di autocommiserazione del protagonista-autore è diffuso in tutto il libro.
 
Ora, al di là dei numerosi sentimenti negativi che la lettura del libro suscita, mi chiedo perché l’autore abbia scelto di scrivere e pubblicare la cronaca delle sue personali, tristi, vicende.
A chi serve questa confessione?
 
La sua storia ci dice che non è riuscito a confessare le sue colpe né ad Anna né a Susi. Poi però decide di rivelarle pubblicamente ai lettori. Non ditemi che questo è un atto di coraggio.
 
Paradossalmente questo libro privo di amore finisce col essere una dichiarazione di eterno amore (dell’autore, a se stesso).
postato da: cmalox alle ore 14:46 | link | commenti (23)
categorie: degno di nota
giovedì, 15 maggio 2008

Tangenziale

Sono le otto e un quarto quando imbocco la tangenziale che mi porta dritta in azienda. Alla radio danno Tutto esaurito.
Improvvisamente le auto di fronte frenano, alcune lampeggiano con le quattro frecce. In pochi secondi tutte le corsie sono intasate. – No cazzo! – Impreco ad alta voce. Mi guardo attorno e vedo che anche i miei vicini fanno lo stesso.
Vabbé dai, mi dico rassegnata, sono quasi arrivata.
 
Si avanza lentamente.
Lontano si intravedono le luci di un’ambulanza. Qualcuno si sarà fatto male, penso dispiaciuta. Allento la cintura di sicurezza e mi allungo alzandomi dal sedile… C’è anche la polizia. Mi rimetto seduta e inserisco la prima.
Quando sono a pochi metri dallo scontro, vedo un camion in mezzo alla strada e un’auto di traverso con una fiancata rientrata, tutta danneggiata. Passando a fianco ai due mezzi coinvolti, il sangue inizia a gelarmi. Agitata e col magone, metto la freccia a destra e accosto. Scendo. Corro verso le due ragazze che gli operatori del pronto intervento stanno soccorrendo. Una ha i capelli rossi e ricci, l’altra è la sua inseparabile amica scarrozzona. Sono proprio loro, Valeria ed Ester del call center.
 
- Come state? – Chiedo col fiato sospeso.
Valeria batte i denti e in faccia ha il colore della morte. Ester è più in là, col personale della croce rossa e pare riaversi da uno svenimento. Sembra non ci sia nulla di grave, mi rassicuro da sola. – Coraggio Vale, non è niente. – Le prendo le mani, le tocco il viso, poi l’abbraccio per fermare il tremore del corpo. Sento che si abbandona, sento l’abbandono del suo corpo addosso. A poco a poco si tranquillizza. Poi scoppia in un pianto convulso.
- Dai… Su, è tutto passato. – Le strofino forte la schiena.
- Mio papà mi ammazza… - Dice in una maschera di pianto. – Guarda come ho ridotto la macchina… - E ricomincia irrimediabilmente a singhiozzare.
 
Poi l’ambulanza le ha portate in ospedale per accertamenti.
Alla fine non si sono fatte niente. Qualche livido, ammaccature qua e là, dolori al collo e alla schiena. Tanta paura.
- Stavamo cantando sopra una canzone alla radio – mi ha riferito al telefono Ester qualche ora dopo. – Un camion si è immesso in tangenziale da un’entrata laterale. Valeria deve averlo visto all’ultimo, si è spaventata e ha perso il controllo. Ha iniziato a urlare, poi anch’io ho urlato e l’auto ha urtato il camion ed è sbandata. La macchina è andata in testa coda, sono esplosi gli airbag… Pensavo che sarei morta. Invece sono solo svenuta.
- Hai notizie di Valeria?
- No, so che era in paranoia per la macchina. Credo che per un po’ se ne starà a casa. Anch’io per un po’ non verrò al lavoro. Non saprei proprio come venire fino a lì.
 
Il cellulare di Valeria è spento. Allora le invio un sms:
Ciao, come stai? Fatti sentire appena puoi. Se posso fare qualcosa… Cerca di stare tranquilla, tutto si risolve. Un abbraccio.
 
Due ore dopo mi risponde via sms:
Ciao… Stò così così - mio papà nn mi ha uccisa… :)
Ho male dappert.-Credo ke ricorderò X sempre qs giorno.
postato da: cmalox alle ore 18:11 | link | commenti (20)
categorie: dal lunedì al venerdì
giovedì, 08 maggio 2008

Convivenza

Da qualche giorno Elena è ombrosa, un po’ sbattuta, meno curata. Da quando convive con zio fester sembra aver perso tutto il suo smalto.
La sua love story col pelato non è più un segreto in azienda. Non so quale sia stata la reazione del titolare alla notizia, ma di sicuro deve avere influito sul comportamento di Gollum, il consulente, visto che ora l’ambiguo nanetto sembra starsene debitamente alla larga dai due.
Come l’abbia presa “zia fester” non ne ho idea. - Lascia perdere. – Mi ha risposto il faccia-di-culo quando ho chiesto notizie di lei. Di sicuro gli starà recando non pochi fastidi.
 
Sei taciturna. – Dico a Elena mentre in auto la accompagno a visitare un noto call center della zona.
- Ho sonno. – Risponde atona dietro gli enormi occhiali da sole molto fashion.
- Com’è l’appartamento in cui vivi ora?
- Come vuoi che sia, è un appartamento.
- Ma almeno adesso sei felice?  - Chiedo dubbiosa. - Magari mi sbaglio ma ultimamente ti vedo spenta, sempre stanca…
- Si nota così tanto? – Risponde ansiosa sistemando gli occhiali sopra la testa. 
- Forse devi ancora abituarti alla nuova vita, è solo questione di tempo.
- Dormo poco. – Confessa con espressione da cerbiatto. – Quell’altro russa come un treno.
- Prova con dei tappi agli orecchi. – Suggerisco non senza sorridere.
- Già fatto, lo sento lo stesso. La notte è un inferno. – Dopo qualche minuto di silenzio riattacca. - E poi non è solo questo. – La vedo guardarsi le mani raccolte in grembo. – Quell’uomo è un animale. In bagno fa un sacco di rumori con la gola e tutto il resto, a tavola mangia come un’idrovora e ha i piedi che puzzano in modo nauseante.
- Diglielo, probabilmente nessuno lo ha mai fatto.  
- Sto iniziando a odiarlo. – Dice infine con gli occhi gonfi.
- Ma dai, sono cose che si superano, non preoccuparti.
- Sì ma io non lo amo. – Mi dice con la voce rotta. – Mi fa schifo. – Inizia a piangere. – Non voglio stare con lui. 
– Non fare così. – Preoccupata accosto l’auto di lato alla strada. – Se non vuoi stare con lui, non ci stare. – Te lo avevo detto, avrei voluto aggiungere. – Elena, nessuno ti obbliga a stare con lui.
Invece di tranquillizzarsi lei si accende in un pianto disperato.
- Si però… Adesso… Come faccio… – mi dice interrompendo le parole fra i singhiozzi – Ho un ritardo!
- Intendi… Quel ritardo?
Ha gli occhi ingrossati, rossi e inondati di lacrime. Mi fa cenno di sì col capo e poi torna a piangere sconsolata.
postato da: cmalox alle ore 16:51 | link | commenti (30)
categorie: dal lunedì al venerdì
giovedì, 01 maggio 2008

Venusiane e Marziani

Carlo, steso sul divano, mi segue con lo sguardo mentre sistemo la spesa nella dispensa di casa sua.

- Ti sono riconoscente. Sul serio.

- Lo faccio volentieri. – Lo rassicuro svuotando l’ultimo sacchetto. - Probabilmente avresti fatto lo stesso se l’incidente fosse capitato a me.

- Sinceramente… non lo so. – Afferma lui con lo sguardo assente.

- Viva la sincerità. – Dico rabbuiandomi.

- Comunque voglio farti un regalo, per ricambiare.

- Lascia perdere, non serve. Dove devo mettere i biscotti?

- Non mi sento più lo stesso – Confessa ad alta voce senza rispondermi. - Dalla caduta in moto è cambiato tutto. E chissà quanto dovrò aspettare prima di riprendermi totalmente.

- Non dire così, ora sei a casa e inizierai la riabilitazione; ti rimetterai in piedi presto, vedrai.

- Dimmi la verità – mi guarda con aria interrogativa inclinando la testa di lato. – E’ così che vorresti che io fossi, sempre pacifico, privo di difese, bisognoso di aiuto…

- Bé, forse sarebbe interessante un misto fra come sei adesso e come eri prima.

- Siete incredibili voi donne – Inizia a inveire - Ma perché vi incaponite tanto a volerci cambiare, a volerci diversi, magari migliori ? Perché non imparate ad accettarci per come siamo?

- Ma sentilo… E voi allora? Dovreste vedervi da fuori. Siete degli egocentrici. – Sbotto io. – Voi con le vostre manie di comando. Che poi, diciamolo, le decisioni importanti non siete certo VOI a prenderle, d’altra parte siete troppo codardi per farlo. – Inizio a scaldarmi brandendo la scatola di biscotti. -  Vi lamentate sempre per un nonnulla,  avete la sensibilità di un sasso, siete orgogliosi, presuntuosi e …

- Stai diventando minacciosa con quei biscotti – Mi interrompe accennando un sorriso.

- Scusa… – Poso la scatola sopra la credenza.

- Ne hai del veleno dentro.

- Sono solo stanca.

- … In ogni caso qualcosa di vero c’era in quello che hai detto.

- E’ così semplice - continuo io - sarebbe sufficiente che la smetteste di volere sempre avere voi il comando.

- E basterebbe che voi ci accettaste per come siamo, senza volerci cambiare per forza.

Ci fissiamo in silenzio per alcuni lunghi secondi. Poi ognuno torna a guardare altro.

- Io vado. –  Dico sistemandomi la borsa sulla spalla.

- Comunque, anche se sei stanca è arrabbiata, sei bella.

- …Grazie. – Mi perdo per l’ultima volta nei suoi occhi, poi esco.

postato da: cmalox alle ore 17:27 | link | commenti (21)
categorie: dal lunedì al venerdì
martedì, 29 aprile 2008

Botta e risposta

Emanuele@
Ciao! Come stai?
Scusa se ultimamente non mi sono fatto sentire ma sono stato preso con una serie di esami.
Tra poco più di un mese la mia esperienza qui ad Amsterdam terminerà, allora avremo a disposizione tutto il tempo che vorremo.
Qualche volta ripenso a te, in questo posto, fra queste mura, stesa sul mio letto. Il ricordo più bello è di noi vicini, sopra il letto, il tuo respiro calmo, i tuoi capelli sciolti... La cosa che più mi rincresce e che non riesco a perdonarmi è di averti lasciata partire!
 
Al lavoro come procede? Vittorio è sempre imbecille?
Nelle feste pasquali il nonno mi ha presentato Gianni, mi sembra una persona davvero in gamba.
 
Hai ripreso a pattinare? Io ogni tanto ci vado.
Non vedo l’ora di rivederti..
A presto, Emanuele.
 
cmalox@
Ciao Emanuele! Mi fa piacere leggerti.
Insomma tra non molto ti rivedo, avevo capito che saresti rimasto ad Amsterdam un anno!
Anche se desideri tornare, immagino che ora un po’ ti dispiaccia separarti da quella bellissima città, dal tuo appartamento, dalle tue nuove amicizie… No?
Sei stato molto gentile a lasciarmi le chiavi di casa a Pasqua, non finirò mai di ringraziarti.
 
Il lavoro procede sempre uguale; Vittorio non è cambiato, purtroppo… Ma non voglio tediarti con le nostre misere scaramucce aziendali, farai in tempo a viverne di persona al tuo rientro!
In ogni caso, anch’io sono parecchio indaffarata. Da circa un mese nel mio (poco) tempo libero, assisto Carlo, un collega che ha avuto un serio incidente in moto. Ora inizia a riprendersi e lo dimetteranno. Magari quando ritorni te lo presento.
 
Malgrado le belle giornate, non ho ancora rimesso i pattini ma conto di farlo presto :-)
 
Del nuovo consulente ho sentito dire che è una persona con molta esperienza. Sì, dicono tutti che è in gamba…
 
A presto! Baci.
 
Emanuele@
Scusa ma questo Carlo è solo un collega? Non me ne hai mai parlato. O forse è un tuo mezzo parente? In ogni caso sei molto gentile e premurosa a prenderti cura di lui…
Però adesso sono preoccupato.. e anche un po’ confuso.
 
cmalox@
Carlo è un collega e un amico, non ho alcuna parentela con lui. Di sicuro anche tu frequenti delle amiche lì ad Amsterdam, o no?
 
Emanuele@
Sì mi è capitato di frequentarne ma di certo non vorrei accudire nessuna di loro!
  
cmalox@
Bé, siamo entrambi liberi di decidere come relazionarci coi nostri amici.
Ti lascio con una riflessione:
A volte quello che non facciamo ha molto più peso di quello che facciamo. Anche nei rapporti di amicizia.
A presto.
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lunedì, 21 aprile 2008

Reggiseno

Non ho ancora avuto l’opportunità di avere un serio scambio di idee con il nuovo consulente aziendale, penso tra me mentre avanzo verso la mia postazione.
Gianni, un bassotto del tutto simile a Gollum della nota saga di Tolkien, è il consigliere fidato del grande vecchio.
E’ stato ingaggiato per migliorare le performance aziendali e aiutare il titolare nella graduale e delicata cessione dell’azienda al nipote.
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Confesso di non nutrire molta simpatia per quel mingherlino dagli occhi acquosi e pronunciati, però sono pronta a mettere da parte le mie impressioni; considerata la sua esperienza, ascoltarlo potrebbe rivelarsi davvero utile. E poi è sempre fruttuoso conoscere il punto di vista di un esterno; siamo sempre tanto presi dal far tornare i conti nel nostro impellente quotidiano che non ci permettiamo mai il lusso di un’osservazione critica magari di più ampio respiro.
Questi sono i pensieri che mi passano per la testa quando scorgo Gollum in giacca e cravatta razzolare nella zona del call center. A giudicare dalle espressioni e atteggiamenti, sembra stia intrattenendo una allegra conversazione con le telefoniste. Quando si accorge che lo sto guardando, si ritira e mi raggiunge.
- Sono delle brave ragazze. – Mi dice in modo vagamente strisciante. – Pensavo di trovare anche Elena… Comunque passerò più tardi.
- Quando avrà un momento da dedicarmi… - Nemmeno il tempo di completare la frase che vengo interrotta dal suo cellulare.
– Sì?.. - Risponde al telefono e poi  se ne va frettoloso, facendo cenno con la mano che ci rivedremo.
 
- Dov’è finita Elena? – Domando alle tre ragazzotte del call center.
- Boh, sarà andata a farsi un giretto col pelato. – Rimbecca malignamente Valeria.
- Cosa voleva il signor Gianni? – Chiedo poi senza raccogliere la battuta.
- Eh, cosa voleva… Quello è un maniaco sessuale. – Continua lei.
- Smettila di essere offensiva e insinuante - dico arrabbiata - devi essere più rispettosa, oltretutto stai parlando di una persona molto stimata dal titolare.
- Ha ragione lei – mi fa notare Ester – è un vecchio bavoso.
Sto per sbottare quando Elisa, la più coscienziosa del gruppo, mi precede:
- Dicono la verità. – Poi in tono di rimprovero continua - Ci ha divorate con gli occhi e poi ci ha chiesto che taglia di reggiseno portiamo.
- Avrà fatto una battuta, per ridere - Dico io nascondendo a fatica un profondo sbigottimento.
- Poi ha voluto sapere se abbiamo il fidanzato. Ha detto che gli siamo simpatiche e che ci vuole portare fuori a cena. – Conclude risentita Elisa.
- Il classico vecchio arrapato che abusa della sua posizione. Potremmo anche denunciarlo per molestia verbale. – Rincara minacciosa Valeria.
- In effetti non è un comportamento consono… – Dico con sincera vergogna – Vi prometto di fare in modo che non accada più. – Anche se non so come, penso tra me.
- E voi cosa gli avete detto?
- E’ stato imbarazzante… Abbiamo cercato di minimizzare. – Afferma Ester.
- Però alla taglia del reggiseno gli abbiamo risposto. – Sorride Valeria guardando le altre con complicità.
- Cioè?
- Bé, non c’era che una risposta da dare… - Dice decisa – Gli abbiamo detto che noi il reggiseno non lo portiamo.
postato da: cmalox alle ore 18:20 | link | commenti (21)
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